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Giovedì 25 dicembre socialmilonga di natale
Teatro di San Michele all'Adige - TDJ Beppo
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Il tango diventa patrimonio dell'Unescu

L’Unesco promuove il tango: è un bene dell’umanità perché «personifica sia la diversità culturale sia il dialogo, rappresenta l’essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato».

«Un Bene Culturale Immateriale» così l'Unesco ha annunciato l'inserimento del Tango argentino nel patrimonio dell'Umanità. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura ha preso la decisione nel corso di un meeting fra 400 esperti riuniti ad Abu Dhabi per compilare una lista di arti e tradizioni da salvaguardare. Sono l'Argentina e l'Uruguay che congiuntamente avevano avanzato la proposta, visto che la storia di questo ballo è strettamente legata a quella del Rio de la Plata, il fiume che divide i due paesi. Il Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco ha selezionato 76 candidature su un totale di 111, presentate da 35 Paesi.

E' così premiato il ballo della seduzione perchè «personifica sia la diversità culturale, sia il dialogo. Rappresenta l'essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato». L'origine del Tango risale al principio del Novecento quando sulle sponde del Rio della Plata giungevano immigrati europei tra i quali italiani, tedeschi e spagnoli che mescolavano le loro culture a quelle delle popolazioni locali e delle comunità di origine africana che giungevano dal Centro America. La musica e il ballo sono il risultato di una miscela di ritmi e melodie con una forte componente nostalgica e sentimentale dove lo strumento caratteristico è il Bandoneon. Tra i compositori gli italiani come Di Sarli, Pugliese e De Caro, tutti figli di immigrati, hanno fornito un forte contributo. Le parole delle canzoni sono spesso in lunfardo, il gergo parlato nel porto di Buenos Aires dai malavitosi, per non farsi capire.

Ma le storie raccontate nel tango sono legate anche a quella cultura della strada, dei combattimenti con i coltelli e delle forti passioni, raccontati nei testi di Evaristo Carriego e Jorge Luis Borges. Una cultura che viene dal basso ma che è stata esportata nei salotti aristocratici francesi prima di tutti da Carlos Gardel negli anni '30. Per poi diffondersi in tutto il mondo. Come ha scritto il maestro tanguero Horacio Ferrer, il tango «è anzitutto un modo di vivere, di sentire e di muoversi».

Intervista a Mariano Chicho Frumboli

Molti dei suoi colleghi lo considerano il ballerino più originale di questi tempi. Nelle esibizioni pare ampliare il repertorio di movimenti, esprimendo fino alla massima potenza i principi di Gustavo Naveira. Al principio ricevette critiche negative ma proseguì fermamente col suo stile. Stabilitosi in Francia, Mariano “Chicho” Frúmboli è riconosciuto quasi unanimemente per la sua creatività. In una delle sue visite a Buenos Aires abbiamo intrapreso il seguente dialogo.

Come sei approdato al tango?
Nel ’94, mentre studiavo teatro, una compagna che ballava tango mi chiese di prendere lezioni con lei. Le risposi di no, perchè a me il tango non piaceva. Suonavo la batteria, ero più un rocker. Alla fine, visto che si arrabbiò, le dissi di si, ci andai e da quel giorno non ho più potuto smettere.

Perchè non hai mai partecipato a nessuno spettacolo delle grandi compagnie?
Ciò che si fa nei grandi show posso osservarlo e divertirmi ma non è qualcosa che desideri fare. Mi sento più ballerino da pista. La mia carriera è costruita su qualcosa di più intimo, più da milonga.

Eppure il tuo è un ballo piuttosto spettacolare.
Può essere, si, ma sono estetiche distinte. Senza volerlo, credo che il mio ballo abbia cambiato l’estetica del tango, dal punto di vista sia dell’immagine che del movimento. Quando iniziai quello che si vedeva di più in milonga erano alunni che riproducevano gli stili dei loro maestri. L’unica cosa che feci fu quella di sentirmi un po’ più libero di ballare. Imparai molto di ciò che so nelle milonghe, molto più lì di ciò che ho avuto dai maestri. Ci andavo da lunedì a domenica senza sosta.

Cos’è il Tango Nuevo?
Sono io che lo chiedo a voi… Se non lo sapete voi, siamo nei pasticci. (sorride) No, prima di tutto è una questione di marketing, come succede con “la nuova generazione del tango”, di cui si parla all’estero. Dopo di che, credo che sia valido più per ...


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